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sabato 15 giugno 2013

SKAGBOYS - IRVINE WELSH

Pubblicato nel 2012

Chissà se già nel 1993 Irvine Welsh aveva in mente di ampliare così tanto le storie dei ragazzi di Leith (periferia nord di Edimburgo) narrate nel clamoroso successo editoriale (e cinematografico): Trainspotting. Io credo di no. Molto probabilmente il sequel del 2002: "Porno" e questo prequel del 2012: "Skagboys", non sono stati altro che una mera operazione commerciale.

Però diciamocelo, c'è operazione commerciale e operazione commerciale.

Non posso parlare di "Porno" visto che non l'ho (ancora) letto, però non faccio fatica ad ammettere che questo romanzo, che narra di come Mark Renton e soci siano scivolati nel baratro dell'eroina, spacca di brutto.
Lo schema è quello di "Trainspotting": numerosi capitoli semi-distaccati tra loro, narrati in prima persona da numerosi protagonisti e, più raramente, in terza persona dalla classica voce narrante. Anche lo stile crudo ed estremamente diretto risulta inalterato e il buonismo va a farsi benedire. Welsh non rinuncia ad alcune parti più poetiche e "dolci", persino tenere, ma che tendono a scivolare nel cesso, sostituite da un mare di ero.
Ho la fortuna di non aver mai assunto droghe pesanti e sono nato un paio d'anni dopo le vicende narrate in questo romanzo (dal 1984 al 1985), però non ci vuole molto a capire che la tossicodipendenza descritta in queste 618 pagine  sia davvero credibile, come credibili sono le ciniche e grottesche situazioni in cui vanno a infilarsi i nostri antieroi (da brividi il capitolo: "Skagirl" che vede protagonista il manipolatore Sick-boy e la povera Maria, ma gli esempi da fare sarebbero molto più numerosi). Welsh tenta anche una ricostruzione storico-sociologica del fenomeno "eroina e AIDS", tirando in ballo il duro governo Tatcheriano, arrivando a supporre che, almeno all'inizio, fu uno stratagemma adottato per sedare le rivolte dei lavoratori in sciopero o licenziati a causa della crisi economica che che negli anni '80 colpì la Scozia e tutto il Regno Unito (una specie di seconda guerra dell'oppio, insomma). Oppure che non ci fu nessun diabolico piano, ma fu soltanto una mancanza di interesse verso il futuro dei giovani da parte del governo centrale di Londra e di quello locale di Edimburgo. Il che, a ben pensare, è anche peggio.

Che altro dire. "Skagboys" è certamente un grande libro che consiglio, scritto da un Welsh più maturo e completo rispetto a quello di "Trainspotting" che, da un punto di vista oggettivo, forse è persino inferiore. Ma nella letteratura la parola "oggettivo" non ha senso di esistere, ed è innegabile che la rabbia e la spontaneità contenuta nel libro del 1993 non possa essere neanche sfiorata da questo ottima operazione commerciale.

PS: Qualcuno spieghi a Welsh che in Italia non esistono donne che si chiamano "Massima". Caro Irvine, se farai un altro capitolo ambientato nello Stivale buttati su una Sara, Giulia, Lucia, Maria... Massima non se po' proprio sentì!

Dallo stesso autore: I segreti erotici dei grandi chef, Trainspotting

ALTRI LIBRI RECENSITI

venerdì 17 maggio 2013

CONSIGLI SULLA PICCOLA EDITORIA 10 - (MAGGIO)

Buongiorno a tutti, cari lettori.
Il mese scorso avevo detto che in ogni numero di questa rubrica avrei parlato di due dei dieci racconti vincitori del concorso Corpi freddi. Come è mio solito, sono costretto a modificare i miei piani e, solo per questa volta, parlarvi di un unico racconto. Questo perché lavori vincitori non sono dieci, ma bensì undici. Eh sì, c'era stato un pari-merito e io non me ne ero accorto (non me ne ricordavo?). In poche parole oggi parlerò soltanto del racconto classificatosi undicesimo. Ma prima gli altri due (ottimi) libri del mese.

IL 36° GIUSTO - CLAUDIO VERGNANI (GENERE - Horror, EDITORE - Gargoyle, ANNO - 2010, PAGINE - 528, VOTO - 8)

N.B. - Se non avete letto il primo libro, non leggete questa recensione. CONTIENE SPOILER!

Seconda fatica dell'ottimo Vergnani e sequel del sorprendente: Il 18° vampiro, che tanto mi aveva colpito il mese scorso. Ritornano i nostri (anti)eroi preferiti: Claudio, Vergy, ma anche Gabriele. In più altri personaggi, ma di questo parleremo dopo. Tornano anche i temibili e sporchi vampiri Vergnaniani, qui ridotti in una maniera persino peggiore del primo volume. Se ne Il 18° vampiro le similitudini con i succhiasangue tradizionali erano poche, qui si fanno praticamente nulle. Non c'è più un briciolo di umanità in questi esseri marci (in tutti i sensi) e crudeli all'inverosimile. Qui poi, rimangono soltanto le fasce più deboli dell'"armata vampirica" che stava distruggendo Modena e il mondo intero, alla fine del primo libro. Ed è proprio di queste "fasce deboli" (le virgolette sono d'obbligo) che si occupano i nostri eroi, questa volta non più come liberi professionisti, ma come sottoposti del misterioso datore di lavoro, Paride, un ammazzavampiri la cui psicologia non viene mai troppo svelata dall'autore (ma tutto lascia supporre che lo sarà nell'ultimo libro della trilogia). Il nuovo (vecchio) lavoro della coppia Claudio-Vergy (Gabriele, che ha fatto fortuna, si unirà a loro solo in seguito) sarà il viatico adatto alle solite battute scatologiche e riuscitissime di Vergy (ma su Vergy il discorso da fare sarebbe molto più complesso, visto che è anche il personaggio capace di instaurare profondi discorsi filosofici e sociologici mai scontati )e al profondo pessimismo cosmico di Claudio (altro personaggio molto ben costruito), nello sfondo il solito gotico sanguinolento e rivoltante (in senso buono). Più una serie di quattro novelle che un romanzo vero e proprio, questo "36° giusto" si legge che è un piacere (a patto che siate avvezzi a horror e frattaglie) e funge da viatico per la terza e ultima parte che spero di leggere a breve. 
Signori e signore è nato un signor scrittore dell'orrore, un uomo che non ha paura di inserire personaggi che vanno ben oltre l'umana decenza, comportamenti davvero tanto deviati e scene di un'epicità scatologia più unica che rara (la battaglia durante la dissenteria è qualcosa che non si scorda). I miei più vivi complimenti a Claudio Vergnani.

PS - un paio di cose che mi hanno lasciato perplesso: 1)come diavolo è possibile che in un libro del genere ci siano così tanti refusi? Il correttore di bozze aveva la varicella? 2)A mio avviso c'è un errore di fondo nei vampiri di questo secondo libro. Mentre nel primo i vampiri passavano il giorno in uno stato simile al coma, qua sono piuttosto rincoglioniti, ma abbastanza arzilli da ammazzare qualcuno (scena finale della villa in montagna). Viceversa, di notte sembrano leggermente meno potenti rispetto al 18° vampiro, ma quest'ultima potrebbe essere solo una mia impressione. 3) Ma si può sapere con chi vive adesso Elisabetta? Con il ragazzino o con l'ex amico di Vergy?

Dallo stesso autore: Il 18° vampiro


FAME - SERGIO ORICCI (GENERE - Horror/Surreale, EDITORE - I sognatori, ANNO - 2013, PAGINE - 113, VOTO - 8,5)

Sergio Oricci ha una particolarità che apprezzo molto in uno scrittore: sa dire molte cose in poche pagine, e sa farlo senza che la storia ne risenta. Con questo prequel di Gioie e sapori, Oricci ci riporta nel suo mondo, quello di Boccamare di sotto, ma prima che si chiamasse così. Parecchi misteri celati in Gioie e sapori vengono finalmente svelati e si scoprono più cose su Corrado, il bizzarro (malvagio?) protagonista dei due libri, sulla dinastia dei Pratt e sulla maledizione che sembra aleggiare in quel piccolo innocuo paesino di provincia. Ottima l'atmosfera da favola nera che cela un'anima marcia e malvagia dietro a una patina dolce e appetitosa. In più sembra che la storia abbia ancora altro da regalarci, non mi stupirei se ne uscisse fuori una trilogia. Che altro dire; oltre a Vergnani, un altro ottimo interprete dell'horror di casa nostra. Non chiedetemi chi dei due sia il più bravo, non saprei rispondere. Entrambi riescono a toccare le corde più intime del lettore, ma nel farlo utilizzano due stili completamente diversi. 
Confrontarli non è inutile, è stupido.
Consigliatissimo sia a chi volesse completare il discorso iniziato con Gioie e sapori, sia chi volesse immergersi anima e corpo in una toccante favola nera.

Dallo stesso autore: Gioie e sapori


BODY - AFRA TRESOLDI (GENERE - Fantascienza/Horror, EDITORE - Chichili agency, ANNO - 2013, PAGINE - 20, VOTO - 7)

Al terzo racconto letto (quarto se conto il mio), posso incominciare a dire che questo concorso letterario, bandito dal blog noir corpifreddi, abbia tirato fuori un buon numero di ottimi narratori. Questo racconto distopico/apocalittico non fa eccezione. In poche pagine, Afra (pseudonimo?) descrive bene un futuro non solo possibile ma, fatemelo dire, piuttosto probabile dove l'umanità vive per lavorare (il fatto che il lavoro venga svolto quasi interamente su computer non fa che dilatare all'infinito i "turni"). L'unico svago che sembra concedersi la maggior parte della gente è composto da modernissimi ritocchi estetici offerti a basso prezzo dalla Body, una multinazionale diventata in breve tempo potentissima. Qualunque appassionato di horror saprà bene che in un mondo così presto qualcosa di brutto accadrà, e infatti è proprio quello che succede. Ottima la prima parte, un po' meno la seconda (un tantino troppo scontata, a mio avviso), dove però alcune scene decisamente macabre colpiscono nel segno. 
Consiglio i lettori di comprare l'intera collezione ebook di questo concorso. Dopotutto si tratta di 11 storie che, sommate insieme, hanno il prezzo di un normale libro.




domenica 12 maggio 2013

ARTISTI IN RETE (5) CHI SPOPOLA NEL WWW - RAPPER DA TUBO

Piccola classifica di assurdi rapper fuoriusciti dalla rete e approdati negli schermi di casa nostra attraverso youtube. Non pretendo di essere originale (visto che questi personaggi ormai sono conosciuti da anni, come il buon Trucebaldazzi del quale ho già parlato). Voglio solo mostrare un po' di video che mi tirano su, quando sono davvero tanto giù.

5° POSIZIONE

SIMONCINO - MENTE MALATA
Ora, non voglio fare facili battute sul fisico di questo ragazzo (sarebbe inutile e stupido), che tra l'altro non è neanche malaccio come voce e metrica. Voglio solo rimarcare l'assurdità e l'involontaria ironia dei video gangsta rap... perfettamente riassunti da questa frase che ormai ho scolpita nel cuore: So Simoncino e guai a chi me tocca/ E se tu ce provi io te sparo in bocca/ So sempre pieno, pieno de sorca/ Glielo metto in bocca e lei me lo lecca.
Non escludo di tatuarmela da qualche parte, prima o poi ;).



4° POSIZIONE

METAL CARTER - PAGLIACCIO DI GHIACCIO
Si resta sempre nei pressi di Roma (vera fucina di "artisti", come vedremo anche in seguito), con Metal Carter, autore di un video delirante e un testo ancor più folle, neanche cantato troppo male (è giusto dirlo). Guardo, ascolto e penso che la linea di demarcazione tra genialità e follia è davvero troppo sottile. 
Da segnalare assolutamente l'inizio: Stupro mia nonna dentro un bosco/ le metto nella vagina un poster di Vasco/in questo posto, perdo il controllo/Sono Max Pezzali con un teschio sul collo/ e non ti mollo.

3° POSIZIONE

LIL ANGEL$ FEAT GIOKER & BEN-J) - ESTATE
Il video che più di qualunque altro rischia di portare Forza Nuova al governo e la prova vivente che non tutti i neri hanno la musica nel sangue (non so cosa abbiano questi qua, ma di sicuro non è la musica). Un cane ululante sarebbe più facile da ascoltare, ma il testo insensato e la metrica assente lo rendono una chicca irresistibile per ogni cercatore di trash.
Esempio di metrica: Non sto a casa, cazzo, a guardarmi la TV/ Esco fuori, spacco tutto poi torno e tu/ non capisci più un cazzo perché ti sei fermato a guardare un miraggio/ La strada è lunga e più dura se la guardo dal basso.

2° POSIZIONE

TRUCE BALDAZZI - LA MIA EX RAGAZZA
Il mito assoluto! La prova vivente che l'hip hop è ancora vivo e vitale. Grandissima canzone e grandissima prova attoriale per il buon Baldazzi, che fa capire agli internauti (e sopratutto alle internaute) che con lui non conviene scherzare. Respect!
Da sottolineare: Voglio farmi delle troie/ non me ne frega un cazzo dell'amore e del sentimento/ Voglio fare tutto a pagamento/ Godermi una troia (...) AL POSTO DEL SENTIMENTO CI METTO IL PAGAMENTO!!!

1° POSIZIONE

FORCED FEAT NIKO - TRE METRI SOPRA IL CIELO
Una canzone che riesce a superare persino Trucebaldazzi è una canzone che va oltre il normale concetto di bene o male. qualcosa di incredibile, qualcosa di (fatemelo dire) epico. Un inno all'amore e al discutibile romanzo di Moccia, qui reso ancora più smielato e insopportabile.
NB: Se trovate la prima parte fetida e inascoltabile... cercate di resistere e continuate la visione. La seconda parte è mostruosamente (incredibilmente?) peggiore. Un must assoluto, come è assoluta la laidezza della tipa nella seconda parte del video (quella con lo smascellatore folle)
Da sottolineare: Ormai ho capito che siamo fatti apposta per restare/Ho capito che tu mi dai felicità/ e mi fai stare bene/voglio che tu sia sempre mia/perché tu sei tutto me. <3 <3 <3

GRAN PREMIO DELLA CRITICA

SCHIACCIO FAGIANI
Non sarà rap, ma resta la canzone più bella della storia. Poesia pura, che prima o poi verrà codificata e imitata!!!

martedì 7 maggio 2013

MONOLOGHI ECCELLENTI (2) - GIULIO ANDREOTTI - IL DIVO

Monologo superbo preso dal film "Il divo", incredibile film diretto da un Paolo Sorrentino in ottima forma e
interpretato da un Toni Servillo molto più che impeccabile. Credo che questa "confessione immaginaria all'amata sposa, Livia" possa essere considerata come uno dei momenti più alti del nostro cinema. Piaccia o meno, Giulio Andreotti è stato uno degli uomini più importanti del novecento italiano e, nonostante le orribili vicende che l'hanno accompagnato... anzi, forse proprio per questo,  la sua storia non dovrà mai essere dimenticata.

















Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato, al cimitero del Verano. Si passeggiava. Io scelsi quel posto singolare per chiederti in sposa. Ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: Perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: Sì, confesso. Confesso: è stata anche per colpa mia! Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa! Questo dico, anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di centro come la Democrazia Cristiana l'hanno definita "Strategia della tensione", sarebbe più corretto dire "Strategia della sopravvivenza". Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte a esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta! Abbiamo un mandato, noi! Un mandato divino! Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene! Questo Dio lo sa, e lo so anch'io.

SPICCARE IL BALZO NELL'EDITORIA ITALIANA. POSSIBILE?

Quasi un anno fa, più precisamente il 30 maggio 2012, recensii un ebook gratuito scritto da Aldo Moscatelli, fondatore di un'ottima casa editrice pugliese:I sognatori.
 L'ebook, dal curioso titolo: "Le invio un manoscritto, attendo contratto", non era altro che una lucida e tragicomica sfuriata verso i problemi che il mondo dell'editoria (sopratutto della piccola editoria) ha ormai da troppo tempo.
Vi rimando al link della recensione se volete saperne di più in merito e vi consiglio sopratutto di scaricare l'ebook in questione (trovate il link nella recensione), perché è davvero interessante.
Come mai sto qui a parlare di una recensione scritta quasi un anno fa? Beh, sopratutto perché in un anno sono cambiate molte cose, ma non i problemi che affliggono l'editoria italiana. In un momento storico in cui persino le major fanno fatica, le piccole e medie case editrici boccheggiano in attesa di tempi migliori e spesso sono costrette a chiudere i battenti. In un momento come questo, o si rimane immobili e si viene schiacciati, o si prova a inventare qualcosa e si tenta il classico balzo verso l'alto. Un balzo difficile, ma forse ancora possibile. Ed è qui che entra in scena Aldo.
Lui a chiudere o a boccheggiare non ci sta, e ha ideato un modo per tentare la scalata e ritagliarsi uno spazio maggiore nel complicato (grottesco?) mondo editoriale italiano. 
Una factory editoriale.
E che diavolo è una factory editoriale?
Si tratta di un fortunato (spero e credo) incrocio tra una casa editrice tradizionale e una scuola di scrittura e un'associazione di autori. Per dirla in parole semplici: L'UNIONE FA LA FORZA! 
Dal 27 aprile al 27 maggio sono aperte le iscrizioni per tentare di entrare a far parte stabilmente della vita e delle vicissitudini della casa editrice, aiutando gli altri autori e ricevendo aiuto dagli altri, sia da un punto di vista tecnico (trame, stili di scrittura ecc...), sia da un punto di vista logistico e più pragmatico (presentazioni, vendite ecc...).  Per entrare a far parte di questa nuova realtà editoriale dovrete mandare alcuni vostri lavori (non più di 40.000 battute, spazi inclusi) e attendere la risposta di Moscatelli. 
Per informazioni più dettagliate, leggere attentamente qui.
Io posso dire con un certo orgoglio di essere già dentro alla factory, grazie al mio racconto: "Un posto sporco, illuminato male" pubblicato nell'antologia: "Il cerchio capovolto Vol. 3", ovviamente targata "Sognatori".

Che altro dire... vi auguro un sincero in bocca al lupo e vi consiglio di prendere questo treno, o almeno tentare. Sappiamo tutti che spesso i treni italiani sono scomodi e lenti, ma l'eccezione che conferma la regola si trova sempre, basta avere la fortuna e la tenacia di trovarla.

lunedì 29 aprile 2013

SHINING - STEPHEN KING

Pubblicato nel nel 1977

Quando uno legge questo titolo, pensa immediatamente all'immenso film girato da Stanley Kubrick nel 1980. Non c'è nulla di male in questo, "Shining" resta un film sconvolgente, forse il miglior horror della storia del cinema, di sicuro il miglior horror del sottogenere: "casa demoniaca".
Ma, come spesso accade, prima della pellicola venne la carta stampata. Fu storica l'incazzatura dello scrittore Stephen King (già famosissimo, ma non ancora il "Re del brivido") alla visione del film di Kubrick colpevole, secondo King, di aver stravolto la sua storia, in particolare il finale.
Adoro King, ma fino a poco  pensavo che quella vicenda fosse stato lo sclero di uno scrittore iroso e invidioso di un uomo dal genio più grande del suo, che era riuscito nel difficile compito di portare al cinema un'opera migliore di quella letteraria.
Mi sbagliavo.
Il film sarà sempre una pietra miliare, ma il romanzo raggiunge tocchi incredibili e supera l'ottima opera di Kubrick sotto diversi punti vista. Il personaggio di Jack Torrance (interpretato sul grande schermo da un grande Jack Nicholson) è immensamente più variegato nel romanzo e la sua lenta discesa nella pazzia (forse sarebbe meglio dire nella possessione) è molto meglio rappresentata. Stesso discorso per il figlioletto Danny, costretto a convivere con un potere grandissimo(lo shine... tradotto con l'aura. Praticamente un sesto senso portato a livelli sovrumani) che gli farà vivere momenti e visioni terribili, sopratutto per un bambino di cinque anni. Probabilmente l'unico personaggio peggio riuscito rispetto al film è la moglie di Jack, Wendy (interpretata al cinema da Shelley Duvall), ma credo anche che il motivo debba essere ricercato nell'incredibile recitazione dell'attrice Duvall, piuttosto che dalla scarsa bravura dello scrittore King.
Un discorso a parte va fatto per l'Overlook hotel, l'albergo che Jack Torrance e fa famiglia devono sorvegliare durante il duro inverno del Colorado. Poche volte mi sono imbattuto in un cattivo così inquietante e diabolico. Sopratutto nel finale, quando nel film l'importanza dell'hotel sembra scemare un po', King mette in atto un dramma horror dal grande potere claustrofobico che rende impossibile staccare gli occhi dalle pagine. Qui l'odio e la bramosia dell'hotel diventano letteralmente palpabili (pensate alle siepi) e viene dato libero sfogo a tutta l'inquietudine spalmata a piccole dosi in praticamente tutte le pagine precedenti. La cosa avviene solo in parte nel film, che può comunque vantare la riuscitissima scena della fotografia (in pratica l'ultima scena che appare sullo schermo) che comunque va a modificare drasticamente l'epilogo kinghiano.

Basta così, volevo fare una recensione e invece mi sono ritrovato a comparare due grandi opere nate dalla genialità (dello shine?) di due grandissimi artisti. Una cosa probabilmente inutile.
Vi consiglio sia di guardare il film che di leggere il romanzo, sta a voi decidere quale sia l'opera superiore (ammesso che sia una cosa importante e non sia più intelligente goderseli e basta).

Dallo stesso autore: Notte buia, niente stelle, La leggenda del vento, Joyland, 22/11/63, Colorado Kid, Doctor Sleep, L'acchiappasogni

ALTRI LIBRI RECENSITI

sabato 27 aprile 2013

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (28) LE STREGHE DI SALEM

LE STREGHE DI SALEM
Anno - 2012
Genere - Horror
Provenienza - USA, GB, Canada
Regia - Rob Zombie

La rocker Heidi lavora come DJ in una piccola stazione radiofonica della città di Salem assieme ai colleghi Whitey e Munster Herman. Un giorno, arriva in radio un misterioso vinile indirizzato a Heidi e spedito da una band sconosciuta: i "Lord". La ragazza pensa  si tratti di una nuova rock band in cerca di visibilità, ma ascoltando una traccia inizia ad avere strane visioni del passato, visioni che iniziano a farsi sempre più preponderanti, sopratutto nel suo appartamento. Le visioni hanno un qualcosa di demoniaco, e il fatto che avvengano nella città di Salem (famosa in passato per essere stata la sede di una delle più famose cacce alle streghe della storia) non può essere casuale. La traccia passa in radio e altre donne sembrano attratte. 

Torno ora dal cinema. 
Torno ora dalla visione de: "Le streghe di Salem", sesto film (tra cui un lungometraggio d'animazione) del buon Rob Zombie, ex cantante della band metal White zombie e, ormai  da alcuni anni, regista horror.
Che dire di questo film? Beh, la prima cosa che potrei dire è che non sono ancora riuscito a capire se mi sia piaciuto o no, e il perché. E allora che motivo ho di recensirlo? Direi che il motivo principale è che, a prescindere se la pellicola mi sia piaciuta o meno, rispetto e apprezzo il coraggio che ha avuto Zombie nel creare un film talmente fuori dagli schemi che, mi ci gioco tutto, sarà un mezzo fiasco al botteghino. 
Mi risuonano ancora nelle orecchie le parole della sconosciuta seduta accanto a me in sala, pronunciate all'inizio dei titoli di coda: "Che cazzata!". Rispetto la sua visione, ma "Le streghe di Salem" forse può essere un brutto film, ma di sicuro non è una cazzata e, come se non bastasse, rappresenta un raro caso di coraggiosa sterzata all'infuori dell'ormai sonnacchioso genere horror. Una sterzata profonda ma non del tutto originale, visto che coglie a piene mani i lavori di famosi registi anni '70 e '80. Dario Argento, Mario Bava, Ken Russel,  Roman Polanski, Stanley Kubrick (in Shining) e potrei continuare, dando però una propria personale visione della faccenda (Più o meno come fa Tarantino). Comunque se conoscete e apprezzate almeno la metà dei registi elencati, sarà molto difficile che concluderete la visione del film con le stesse parole della mia vicina di poltrona.
Gli esempi di questa sterzata votata al suicidio sono innumerevoli: quello che colpisce di più sono gli abbondantissimi nudi (anche integrali... il film è vietato ai minori di 14 anni) femminili, così lontani dai cliché che non possono non colpire. Credo  sia la prima volta al cinema in cui mi capita di osservare nudi "veri", nel senso di donne normali (in alcuni casi molto in là con gli anni), con i loro evidenti e, per una volta umani, difetti estetici. In sala si sono notati risolini ironici ed espressioni schifate... io ho apprezzato la naturale sincerità.  Un altro ottimo esempio va ricercato in tutta la seconda parte, piena zeppa di simbolismi grotteschi e spesso ermetici, e manierismi forse un po' troppo forzati (mi hanno ricordato vagamente le scene di Twin Peaks... quelle oniriche col nano, avete presente?), che fanno da contraltare a una prima parte che rientra più nei binari del normale horror di possessione demoniaca. Da cineteca l'immagine mariana che, più blasfema di così non si poteva fare.

Per concludere, Le streghe di Salem è un film bello o brutto? Non so rispondere a questa domanda, ma credo che questa pellicola, pur avendo una distribuzione più che rispettabile, verrà apprezzata solo da una nicchia di spettatori già svezzata al cinema horror grottesco. Non che questo tipo di spettatori sia più intelligente o migliore di altri, è solo che è più preparata alla visione e sa apprezzare cose che la maggior parte del pubblico non riesce a comprendere (non credo sia sempre un bene, visto che grottesco ed ermetico non sono sinonimi di opera d'arte... cosa che molti pensano). 
Di sicuro non è l'opera che consiglierei per iniziare a conoscere questo regista.

PS: anche se gli anni passano per tutti (e in questo film si nota parecchio), Sheri Moon Zombie, moglie e musa del regista, rimane una donna dalla sensualità incredibile.