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martedì 14 gennaio 2014

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (32) - L'UOMO CHE VENNE DALLA TERRA

L'UOMO CHE VENNE DALLA TERRA
Anno: 2007
Genere: Drammatico/Fantascienza
Provenienza: USA
Regia: Richard Shenckman

Il professore di storia, John Oldman (David Lee Smith) ha lasciato il lavoro ed è in procinto di partire. Alcuni suoi colleghi decidono di andare a casa sua per una sorta di festa d'addio a sorpresa. Alle continue richieste di spiegazioni sul perché di questo cambio di rotta dopo dieci anni di carriera universitaria, Oldman spiega di essere un uomo di Cro-Magnon che misteriosamente non può né invecchiare né morire e che nella sua millenaria vita ha conosciuto personaggi storici come Hammurabi,Cristoforo Colombo e Vincent Van Gogh . 
Il professor Oldman è un uomo primitivo immortale, un pazzo o solo un fantasioso burlone?

Questo film, girato con un budget da fame, sembra una sorta di rappresentazione teatrale piuttosto che una pellicola cinematografica. Girato quasi interamente in un interno spoglio e oscuro con attori che rimango statici per la maggior parte del tempo, il pericolo "noia" è sempre in agguato, ma non arriva mai. Merito di una sceneggiatura solida e dei dialoghi che rapiscono lo spettatore e lo portano a vivere un viaggio lungo quattordicimila anni.
Non sappiamo se il professore sia davvero un nostro antico antenato diventato immortale per qualche strano scherzo del destino, un pazzo mitomane o soltanto un burlone estremamente fantasioso, ma le sue parole risultano sempre più convincenti e finiamo per credergli. Perfino i suoi amici e colleghi, uomini di scienza e di ragione, tentennano davanti alla sua convinzione. Nel finale il mistero si risolverà (ovviamente non intendo dire in che modo) e quella forse risulterà essere la scena meno riuscita. A volte i film pretendono un finale aperto e la voglia di svelare l'arcano finisce per snaturarli, come in questo caso.
Toccanti e drammatici i ragionamenti inerenti la morte e la religione, sopratutto per il fatto che lo sceneggiatore, Jerome Bixby, ha scritto realmente gran parte di questo film in punto di morte e riesce a elicitare la paura (ma anche la speranza) per quest'ultima in una maniera davvero realistica, a volte quasi brutale.
In conclusione un film toccante, girato con pochi mezzi e con ancor meno soldi. A volte al cinema non si può né si deve chiedere di più. Consigliato.

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domenica 1 dicembre 2013

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (31) - OLD BOY

OLD BOY
Anno: 2003
Genere: Drammatico/Thriller
Provenienza: Corea del sud
Regia: Park Chan-wook

Nel 1988, Oh Dae-su viene rapito e tenuto prigioniero in una cella-albergo, senza sapere perché. Liberato dopo quindici anni, apprende che a organizzare tutto è stato Lee Wo-jin, un suo ex compagno di scuola (Old boy): scoprirà a caro prezzo il motivo della propria reclusione; e nella vendetta verrà coinvolta la giovane Mido, di cui è innamorato.
(da "Il Mereghetti"  Dizionario dei film 2011)

Old boy è il film che lanciato il regista Park Chan-wook in occidente. Seconda parte della trilogia della vendetta (preceduto da "Mr Vendetta" e seguito da "Lady Vendetta") questa pellicola pone lo sguardo su di una Corea infettata da una società spietata e disumana, dove non esiste un vero personaggio positivo. Persino il calvario del protagonista porterà l'uomo a scoprire il lato peggiore di sé e la sua vendetta si risolverà in una situazione insostenibile per tutti, sopratutto per se stesso.
Chan-wook, che si ispira a un omonimo manga giapponese, non ha paura di mostrare una violenza sia mentale che fisica che a volte sconfina nel grottesco. Il cinismo è alle stelle e la visione a volte risulta davvero difficile, sopratutto per i soggetti più emotivi.
In definitiva, regia a volte un pò troppo compiaciuta ma ottima, attori in palla e storia difficile da digerire ma davvero ben architettata.
PS:
Non ero sicuro di parlare di questo film in questa rubrica. Dopotutto il film di Chan-wook è davvero "grande", ma di sicuro non è sottovalutato. A dimostrazione di questo c'è la meritata premiazione al festival di Cannes, impreziosita dalle parole del maestro Quentin Tarantino, che ha definito questa pellicola:"Il film che avrei voluto fare".
Se ne parlo è perché tra poco uscirà l'immancabile remake americano diretto da uno dei registi più sopravvalutati del panorama hollywoodiano: Spike Lee.
Se dovete vedervi un Old boy, fate in modo che sia l'originale, non la copia. Intesi?

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mercoledì 19 giugno 2013

JOYLAND - STEPHEN KING

Pubblicato nel 2013

Credo che questo Joyland sia l'esempio calzante di cosa King intenda quando dice di volersi prendere una pausa. Un po' come quegli stakanovisti che dopo un allenamento spossante, finisco il tutto con una "corsetta defaticante" di una ventina di minuti (pazzi!).
Infatti l'infaticabile re del brivido non ci pensa proprio a mollare la penna e, tra il pregevolissimo 22/11/63 e il lavoro di prossima uscita "Doctor Sleep" (sequel di Shining), ci regala un semplice giallo a tinte paranormali, ambientato in un luna park nei primi anni '70 con annessa storia d'amore e dramma.
Non fraintendetemi, dalle pagine ne esce una storia niente male, ma non credo che questo Joyland riuscirà mai a uscire dal limbo dei lavori minori di King che, tra l'altro, pesca a piene mani da alcuni suoi romanzi del passato. Possiamo infatti trovare numerosi rimandi a "Christine: La macchina infernale", "Duma key", "Torno a prenderti", "Shining" e chissà a quanti altri.
I personaggi sono come sempre ben descritti e la storia prende, sopratutto per le interessanti divagazioni di King sulla "parlata dei giostrai" e le ottime atmosfere realizzate durante le apparizioni della povera ragazza uccisa anni prima nel tunnel dell'orrore del luna park. Il finale è piuttosto canonico ma gradevole e il retrogusto amaro che ha tutta la vicenda contribuisce ad innalzare il livello di empatia del lettore.

Un discreto lavoro, ma lontano anni luce dalle migliori opere Kinghiane. Consigliato comunque ai fan del re del brivido e a chi ama lasciare qualche lacrimuccia dopo aver chiuso il libro. Sconsigliato agli amanti del giallo puro che, con ogni probabilità, conosceranno mille altri  autori che sanno trattare la materia in maniera migliore.

Dallo stesso autore: 22/11/63, La leggenda del vento, Notte buia, niente stelle, Shining, Colorado Kid, Doctor Sleep, L'acchiappasogni

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domenica 31 marzo 2013

CONSIGLI SULLA PICCOLA EDITORIA 8 - (MARZO)

Cari amici, lettori, nullafacenti, indaffarati, perditempo, eccomi qua! Vi auguro in extremis buona Pasqua e vi consiglio un paio di libri scritti da due autori italiani poco conosciuti ma di buon talento.

PS: Sto notando che questa mia rubrica sta andando forte negli ultimi tempi, a giudicare dall'ottimo numero di visualizzazioni. Sono contento di questo e spero sinceramente di stare aiutando la piccola editoria italiana che, pur sfornando diversi talenti (non moltissimi, ma sempre più di quelli che pensavo fino a non molto tempo fa) continua a navigare in acque estremamente brutte.
Ci tengo anche a precisare che per scrivere questa rubrica non sono foraggiato da nessuna casa editrice (al momento hanno ben altri problemi) e che quello che faccio, lo faccio perché amo anche la buona letteratura che vivacchia al di fuori delle quattro o cinque major dell'editoria. Quindi cerco, nel mio piccolo, di farla conoscere al pubblico più ampio possibile.

Ma ora basta parlare di me, spazio ai libri ;)

COI BINARI FRA LE NUVOLE - RICCARDO FINELLI (GENERE - saggio/viaggio, EDITORE - Neo., ANNO - 2012, PAGINE - 170, VOTO - 9)

E siamo a cinque. Cinque cosa? Cinque libri targati Neo Edizioni letti, e cinque piccoli gioielli che ho l'onore di possedere e di sfoggiare nella mia libreria.
Riccardo Finelli ci trascina in una tratta ferroviaria ormai in disuso, quella che collega Sulmona (AQ) al piccolo centro molisano di Carpinone (IS). 120 chilometri, percorsi rigorosamente a piedi, sopra dei vecchi binari  che si snodano attraverso l'imponente e bellissima natura dell'Appennino abruzzese-molisano. Ma quello di Finelli non è trekking fine a se stesso; lo scrittore ripercorre la storia centenaria di quella ferrovia ormai abbandonata, e lo fa con una maestria stilistica in grado di catturare anche il più riottoso dei lettori. Si rimane facilmente affascinati leggendo degli strani passeggeri che rendevano viva quella strada ferrata, delle "eroiche" imprese di chi quel treno lo doveva portare a destinazione nonostante le tremende nevicate appenniniche, o dei cantonieri che, vivendo quasi al di fuori della civiltà, dovevano tassativamente conservare in buono stato quei binari. Binari ormai in preda all'incuria più totale.
Ed è proprio l'incuria il leitmotiv del libro. Un'incuria che rende un luogo potenzialmente calamitante per il turismo, un posto abbandonato a se stesso, con il solo vecchio e abbandonato binario a ricordarci che un tempo in quelle zone c'era vita, persisteva la speranza verso un piccolo progresso che, in definitiva, non c'è mai stato. Nella più tipica tradizione autolesionistica-italiana.
"Coi binari fra le nuvole" ha il potere di mostrare un pezzo d'Italia che ormai purtroppo non esiste più. Consigliatissimo.

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IL FIUTO DELLO SQUALO - GIANNI SOLLA (GENERE - commedia nera/drammatico, EDITORE - Marsilio , ANNO - 2012, PAGINE - 297, VOTO - 7,5)

Qualche mese fa comprai questo libro a causa di un paio di sperticate (in senso positivo) recensioni presenti sul web.
Ora che il libro l'ho letto, concordo nel definirlo un buon lavoro, ma credo che quelle recensioni siano un tantino esagerate. In ogni caso, De gustibus... etc etc.
Il romanzo di Solla parla di Sergio Scozzacane: uno scalcinato impresario musicale napoletano che tira a campare (male) truffando boriosi musicisti sconosciuti e chiedendo prestiti alla camorra, che non mancherà di presentare il conto. La vita di Scozzacane sembra un tunnel senza via d'uscita, quando uno dei suoi cantanti sotto contratto vince a sorpresa un talent televisivo.
Il lavoro di Solla è permeato da una comicità talmente cinica e nera che a volte può risultare abbastanza esagerata, ma spesso colpisce nel segno. Ottima anche la costruzione del protagonista. Il finale invece non mi ha convinto più di tanto, l'ho trovato un po' monco, stessa storia per le due "storie d'amore" presenti fra le pagine, troppo poco articolate, per i miei gusti. In ogni caso, il primo capitolo (quello dove il padre e la madre di Scozzacane si conoscono) vale da solo l'acquisto del libro.

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giovedì 28 febbraio 2013

CONSIGLI SULLA PICCOLA EDITORIA 7 - (FEBBRAIO)

Per questo mese, tre racconti lunghi in e-book.

SIXTA PIXTA RIXA XISTA - ELENA VESNAVER (GENERE - Storico/Drammatico/Romantico, EDITORE - Edizioni di karta, ANNO - 2011, PAGINE - 59, VOTO - 7,5)

Complimenti all'autrice di questo racconto, che è riuscita a infondere nelle pagine del suo lavoro, un perfetto cocktail di passione e disperazione, grazie anche a uno stile di scrittura estremamente delicato. Siamo in un paesino del Friuli, l'anno è il 1647. Difficile la vita per le donne di quel periodo, sopratutto per quelle accusate di stregoneria, e poco importa se si tratta di magia benefica, accettata (agognata) dalla popolazione locale e persino dal povero prete di paese. I lunghi tentacoli dell'inquisizione arriveranno anche là, portando odio e disperazione (un po' sulla stessa lunghezza d'onda di Black death ). Il vecchio assunto per cui amore e morte siano indissolubilmente legati, si dimostra esatto e tremendo più che mai. Con questo lavoro della Vesnaver si entra in un mondo ormai quasi dimenticato, ma che fa ancora parte dei nostri geni.
Consigliato l'acquisto.
PS: Lo stravagante titolo del racconto, è preso da un'antica formula popolare che si usava nel nord est italiano per scacciare le streghe.
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FRAMMENTI DI OSSA - KAARON WARREN (GENERE - horror/Apocalittico, EDITORE - 40 k Ita, ANNO - 2011, PAGINE - 54, VOTO - 7)

Racconto che vale una lettura, sopratutto per l'inquietantissima descrizione iniziale: centinaia, forse migliaia, di uccelli che camminano all'unisono per le strade, mangiando i loro simili già morti, per poi riprendere a camminare. Cosa succede? Una strana epidemia che si diffonde a causa del cibo e che provoca orribili mutazioni ossee sta decimando gli esseri viventi (uomo compreso), tutto questo in un futuro prossimo, dove il concetto stesso di altruismo è stato dimenticato.
La scrittrice australiana parte alla grande con la già citata scena iniziale, poi il tutto inizia lentamente a spegnersi e a farsi più contorto e poco accessibile (forse anche un po' troppo ripetitivo). Una bella idea che non è stata sfruttata al massimo del suo potenziale (a mio avviso).
Ho comprato questo e-book in offerta a 0,99 euro. Ora costa 3,99. Per quel che mi riguarda, questo è un racconto che vale la spesa di un euro, ma di sicuro non quattro.
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FATALITY SHOW - VINCENZO COSTANZA (GENERE - Grottesco, EDITORE - Sesat edizioni, ANNO - 2012, PAGINE - 81, VOTO - 8)

Il racconto migliore dei tre.
Lo squallido Marcello Montin è ormai a un passo dalla morte a causa della sua obesità, ed è proprio il triste mietitore a fargli visita in una piovosa notte di ottobre. Però, per un colpo di fortuna inaspettato, Marcello si ritrova in un reality show ultraterreno "Il grande fardello" dove passerà i suoi ultimi giorni di vita a scegliere la maniera in cui preferirà morire.
Costanza permea il suo racconto di piccante ironia contro il mondo moderno; fatto di televisione, spettacolo da due soldi e status symbol che, nel tempo, è riuscito a corrompere anche l'aldilà. Nessuno si salverà da questo scritto che, se la prende con figure eteree, per colpire i viventi che ogni giorno infestano i media di ogni parte del mondo. Persino Dio si trasforma in un ridicolo sceneggiatore televisivo. L'unico a combattere il cambiamento (il Minosse dantesco, ossia colui che giudica le anime giunte all'inferno) viene sbeffeggiato dagli altri e trattato come un vecchio scemo.
Stoccatina finale verso il successo effimero proprio dei reality show.
Riuscitissimi alcuni giochi di parole: Endemort al posto di Endemol, la FIAT che produce bare anziché automobili e così via. Unico neo, l'apparizione di De André che canta Il testamento di Tito. Anche se divertente, non penso che il povero Faber avrebbe mai accettato di partecipare a un reality... neanche nella fantasia.
Caldamente consigliato.
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venerdì 21 dicembre 2012

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (22) - LA PARTE DEGLI ANGELI

LA PARTE DEGLI ANGELI
Anno - 2012
Genere - Drammatico/commedia
Provenienza - GB/Francia
Regia - Ken Loach

Un gruppetto di piccoli delinquenti di Glasgow viene condannato a fare delle ore di servizi sociali. Faranno amicizia col loro supervisore Rhino (William Ruane) che li inizia alla passione per il whisky scozzese. Quattro del gruppo, tra cui Robbie (Paul Brannigan) ragazzo padre, decidono di mettere a segno un colpo audace: rubare una botte che contiene del rarissimo whisky dal valore inestimabile.

Solo apparente disimpegnato, questo film di Ken Loach colpisce nel segno. La storia vuole essere una commedia ma, a parte i primissimi minuti dove si vede come i protagonisti siano riusciti a mettersi nei guai (divertentissima la scena del treno), il film si getta a piene mani nel dramma di una generazione dalla vita molto difficile e dagli sbocchi incerti. Il protagonista Robbie, aspetta un figlio dalla sua compagna e vorrebbe dare al suo piccolo un'infanzia migliore di quella che ha avuto lui, capisce però che le cose non saranno così semplici: "Con questa faccia piena di cicatrici non solo non riesco ad arrivare a un lavoro. Non riesco ad arrivare a un colloquio di lavoro." dirà furente al suo nuovo mentore Rhino. In più una vecchia faida familiare lo fa sprofondare sempre di più in una vita gretta e inutile, tanto da fargli desiderare di abbandonare compagna e figlio per dare a loro la possibilità di una vita tranquilla.
La parte più smaccatamente comica (ma anche di tensione) avverrà nel secondo tempo, con i ragazzi intenti a escogitare un modo per fare soldi. La possibile riscossa avverrà proprio grazie a una sostanza che a volte (ma non sempre... vediamo di non fare i moralisti) contribuisce a sprofondare ancora di più i poveretti nella melma: l'alcool. 
Il quartetto dei ragazzi è ben descritto e assortito; oltre Robbie spunta Albert (Gary Maitland) simpatico rincoglionito che veicola  le parti più divertenti. Da antologia la scena in cui gli altri gli fanno credere che la Monna Lisa e Albert Einstein sono fratelli, o quella dove esclama: "Che cazzo è quella roba?" e quando gli fanno notale che -quella roba- è il famoso castello di Edimburgo, risponde perplesso: "Perché cazzo l'hanno costruito lassù?".  . 
Può sembrare una comicità sempliciotta, ma non è così. Nel film funziona alla grande e fa perfettamente da contraltare a una prima parte più lenta e seriosa, rendendo la pellicola perfetta per ridere ma che fa anche riflettere.

Ken Loach descrive un'umanità che, nonostante tutto, preferisce non abbandonare una speranza di rivalsa. Dove gli ultimi possono arrivare primi senza che nessuno se lo possa aspettare: "Dai, facciamolo (il colpo). Siamo dei morti di fame, chi sospetterà mai di noi?" dice la ladruncola Mo (Jasmin Riggins). Non ha tutti i torti: chi mai si aspetterebbe che loro possano gabbare i primi della società, quelli che si possono permettere di sborsare più di un milione di sterline per qualche bottiglia di whisky.
Il colpo riuscirà? Ci saranno problemi? Questo dovreste scoprirlo voi andando al cinema a vederlo. ah già, probabilmente non ci riuscirete visto che il film è uscito in quattro sale in croce, come ho già spiegato qui.  Beh, io ho avuto fortuna è ho trovato in piccolo cinema che lo dava. Vi auguro la stessa fortuna, perché il film merita davvero tanto.

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venerdì 7 dicembre 2012

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (21) - BLACK DEATH

BLACK DEATH
ANNO - 2010
GENERE - Storico/Drammatico
PROVENIENZA - Gran Bretagna/Germania
REGIA - Christopher Smith

Anno del Signore 1347, la peste nera flagella l'Europa decimandone gli abitanti. Una piccola delegazione di guerrieri viene inviata dal vescovo per indagare su un villaggio sperduto in mezzo a una palude. Il villaggio sembra immune al contagio grazie all'opera di un fantomatico negromante al servizio di satana. Ad accompagnare gli uomini ci penserà un giovane frate segretamente innamorato di una ragazza scappata dalla città e diretta proprio in quei luoghi. Saranno cazzi amari per tutti!

Nell'ultima frase della trama ho cercato di buttarla sul ridere, forse per esorcizzare la crudezza e la seriosità di questo bellissimo e intelligente film.
Quando si parla di presunta magia nera o di inquisitori è estremamente facile cadere nei molti clichè del genere (monaci con lo sguardo vitreo, camere di tortura, donne mezze nude, demoni di vario genere etc). In Black Death questa cosa non succede e, lasciatemelo dire, è una vera fortuna. Ma andiamo con ordine:
Il film, girato con un budget ridotto all'osso, è un ottimo connubio di buona regia e prove attoriali solide e credibili; raramente mi è capitato di vedere una pellicola dove tutti gli attori sembrano adattarsi in maniera perfetta al proprio ruolo. Il capo della delegazione, Ulric (l'attore Sean Bean, il Boromir della Compagnia dell'anello) è costruito in modo magistrale e nonostante la sua cieca e fermissima devozione in Dio, la psicologia sfaccettata del personaggio ce lo fa sembrare solo e tormentato più che gretto o malvagio. Anche il giovane monaco Osmund (Eddie Redmayne) è credibile nel suo ruolo di novizio impacciato che ama profondamente Dio (in maniera quasi moderna), ma vorrebbe vivere la sua vita con la bella Averill (Kimberley Nixon). Mi ha ricordato l'Adso de Il nome della rosa, ma qui il personaggio è ancora più complesso e riuscito (Ovviamente mi riferisco al film e non all'inarrivabile libro di Umberto Eco). Anche i comprimari si difendono bene: il burbero Mold (interpretato dall'ottimo Johnny Harris) forse è il personaggio più credibile di tutto il film.
Ottimi attori quindi, ma anche l'atmosfera e la regia non è affatto da meno. La scena con l'entrata dei cavalieri nel villaggio è epica (non saprei come altro definirla) nella sua semplicità. Subito si respira un'aria malsana, ma non si capisce se essa provenga dal villaggio o dal manipolo di uomini che si appresta a compiervi una strage. Qui facciamo la conoscenza della conturbante e sensuale Langiva (Carice van Houte), che sembra comandare l'intero villaggio e cura Osmund da una brutta ferita al costato. E' lei la strega? E se anche lo fosse, è davvero malvagia? Il film gioca con questo dubbio, un dubbio che, a pensarci bene, resterà incerto fino alla fine. 
Vorrei scrivere di più, ma ho paura di rivelare parti importanti e farvi così passare la voglia di vedere questa opera d'arte. Sarebbe un errore imperdonabile, questo film (da noi passato scandalosamente solo in DVD) non è un film che prova a essere intelligente. Questo film E' intelligente e, cosa più importante, ti costringe a pensare su un argomento sul quale molti di noi ragionano per partito preso: chi dalla parte della religione, chi contro. Magari fosse così facile, magari fosse tanto semplice separare il bene dal male. 
Già, il bene... Dov’è il bene in questa pellicola? Forse non c’è, forse il bene non è più proprio dell’uomo. Un uomo che, qualunque cosa faccia, riesce a tirare fuori solo la parte più negativa ed egoista di sé, persino nel gesto d’amore più grande che possa compiere. In questo, cristiani, pagani o atei non sono per nulla diversi.

PS - Finale che in cinismo rivaleggia con the mist. Gli amanti dell'happy ending sono avvertiti

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venerdì 19 ottobre 2012

CONSIGLI SULLA PICCOLA EDITORIA 4 (OTTOBRE)

Diciannove giorni fa dissi che questa rubrica sarebbe stata bimestrale. Poi, in neanche un mese, mi sono capitati tra le mani tre bei libri poco conosciuti ma di buon valore. Al diavolo le mensilità o le bimensilità; quando arrivo a tre bei libri pubblicati da piccole case editrici, ne scrivo e basta. D'altronde non sono mai stato una persona precisa.


TRE IO - MARIO ROSSI: (GENERE - Noir/Grottesco, EDITORE -  Neo., ANNO - 2009, PAGINE - 138, VOTO - 8)

Romanzo originale, quello di Mario Rossi (pseudonimo), più nello stile (cromatico) che nella storia in sé. I tre personaggi descritti: Dante (un uomo cinico che parla come un filosofo d'altri tempi), Giulia (una donna bella e annoiata, che vuole tradire il marito con un perfetto sconosciuto qualsiasi) e Andrea (il solito palestrato "discotecaro e fighetto" che pensa solo a cosa farà il prossimo fine settimana), si alternano come protagonisti durante una lunghissima notte urbana. Le pagine (con le lettere colorate in maniera diversa a seconda del protagonista momentaneo) scorrono molto bene, la penna di Rossi è pungente e caustica quanto basta. Più di una volta mi sono ritrovato a sorridere o a fare una faccia sconcertata mentre le vicende si alternavano. Molto sensuale la parte con Giulia (la protagonista che ho trovato meglio descritta) provocante in autobus. Il finale è crudo e a sorpresa. Troppo shockante ma poco convincente, visto l'andamento generale della storia.

In ogni caso, caldamente consigliato.
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HITLER ERA INNOCENTE - ALDO MOSCATELLI: (GENERE - Storico/drammatico, EDITORE - I sognatori, ANNO - 2008, PAGINE - 196, VOTO - 8)

Non si tratta di una bestemmia neonazista e neppure di revisionismo storico, ma di un libro nero, come nera è la "fiaba" che ci racconta Moscatelli. Da un punto di vista estetico non esiste niente di più neutrale; non ci sono scritte sulla copertina, come a voler dire che il nazismo meriti di essere obliterato. Però il libro parla proprio di questa malsana corrente politica, proprio per ricordarci di non farlo. Non si può dimenticare un orrore come questo (Storia maestra di vita).

Il "Lager Libertà", dov'è ambientato gran parte del romanzo,  è la summa di tutti i campi di concentramento nazisti. La prova sta nel fatto che tutti i personaggi sono di religione, credo politico, razza ed estrazione culturale differente, come a voler indicare che il nazismo dev'essere nemico di tutti. I vari fatti descritti nel campo sono terribili, ma Moscatelli non rinuncia mai a una flebilissima speranza. Speranza che esploderà nel concitato finale, ma la parte più "alta" del romanzo si trova nelle ultime pagine, pregne di una domanda al quale forse è impossibile dare una risposta certa: com'è possibile far si che quello che è successo non ricapiti mai più? Con la violenza o con il ricordo? 

Dallo stesso autore: Le invio un manoscritto, attendo contratto

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BRIANZA NIGHT BLUES - OMAR GATTI: (GENERE - Noir, EDITORE - La ponga edizioni, ANNO - 2012, PAGINE - 94, VOTO - 8)

Esistente solo in eBook


Di Omar gatti avevo già recensito un lavoro: Notturno parigino, sempre edito in eBook da questa giovanissima casa editrice. Era un bel mini-romanzo (seppur con qualche riserva), ma questa raccolta di racconti noir ambientati nella ricca Brianza lo supera. Mi piace molto lo stile di Gatti; mi piace la sua penna tagliente, le sue atmosfere cupe, il suo umorismo amarissimo. Questi tredici brevi racconti hanno tutti un loro perché e, a parte un paio di eccezioni, svettano ben oltre la sufficienza. Ogni storia mostra un differente dramma umano, figlio della triste attualità che stiamo vivendo di questi tempi. Non ci sono eroi in queste pagine, persino i cattivi spesso inducono al compatimento piuttosto che alla rabbia vera e propria. I racconti che più mi hanno colpito sono: "Il passato è la malattia dei vecchi" per il profondo pessimismo di fondo. "Ladro di sguardi" Per lo stile velocissimo, semplice e praticamente perfetto nella sua estrema semplicità. "Brianza night blues" Ottimo esempio dell'umorismo amaro di cui parlavo poco fa.

Un autore giovane da tenere d'occhio, che In più ha creato un notevole blog che tratta noir: Noir italiano.

Dallo stesso autore: Notturno parigino

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sabato 6 ottobre 2012

IL POTERE DEL CANE - DON WISLOW

Edito in Italia da Einaudi nel 2009

Un libro potente. 
Non saprei in che altro modo definire questo lavoro di Wislow. La trama è da subito accattivante e attuale: la guerra messicana del narcotraffico.
Le pagine del libro si aprono nel 1997, a El Sauzal, dove una ricca e numerosa famiglia messicana è stata trucidata (neanche le donne e i bambini verranno risparmiati). Uno dei cadaveri è stato orribilmente mutilato e torturato. Qual'è la sua colpa? 
Wislow torna indietro di 22 anni, nel '75, e imbastisce una trama che è a metà tra una fiction e la vera storia del narcotraffico messicano. E' proprio qui che sta la potenza del libro; lo stesso autore ammetterà in un'intervista che circa il 90% delle vicende raccontate prendono spunto da veri fatti di cronaca (compresa la strage di El Sauzal che, vi assicuro, non sarà il fatto più sanguinoso e terribile).
I personaggi sono credibili, molto ben sfaccettati (sia nel bene che nel male) ed estremamente vari (La prostituta d'alto bordo Nora e il killer irlandese Callan sono tra i personaggi meglio costruiti in cui mi sia mai imbattuto). Persino il poliziotto della DEA (l'antidroga americana) Art Keller è (incredibilmente) credibile nella sua impossibile battaglia contro la famiglia Barrera. I lettori non possono fare a meno di capirlo, incoraggiarlo a proseguire nella sua crociata folle. Anche da questo si capisce un libro di qualità: quando la lotta del protagonista diventa la nostra lotta e i suoi timori sono condivisi anche da noi.
Discorso analogo si può fare per Adàn Barrera, nipote del boss Miguel Angel. Mentre le pagine del libro scorrono inflessibili, è impossibile non sperare in una sua conversione perché: "Dopotutto non è così cattivo come gli altri, tipo quel folle sanguinario di suo fratello Raul". Ma in un romanzo senza (quasi) speranza come questo le cose non saranno tanto facili.

Un libro da leggere assolutamente, anche se in alcune parti potrà muovervi ad autentico disgusto (non c'è fine   all'orrore umano) e che vi aiuterà ad aprire gli occhi sull'orrido potere della droga. Quanti morti sarebbero state risparmiate se, invece di sniffare della cazzo di polvere bianca, gli oziosi occidentali si facessero un paio di birre tra amici o, perché no, una bella e sana scopata.

Consigliatissimo e, mi raccomando, se vi chiedono di scegliere tra la Coca cola e la Pepsi state molto attenti a quello che rispondete. Non avete capito? Peggio per voi .

Dallo stesso autore: I re del mondo, Le belve, L'inverno di Frankie Machine

ALTRI LIBRI RECENSITI

VINCITORE STREGOSCAR 2012

lunedì 1 ottobre 2012

NOTTE BUIA, NIENTE STELLE - STEPHEN KING

Edito da Sperling & Kupfer nel 2010

In questa raccolta di quattro novelle, il Re del brivido diventa Re del cinismo. Non a caso lo stesso King conclude il libro con una postilla: "Le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse, in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere."
Le donne sono protagoniste assolute di tre storie su quattro. Donne, magari non propriamente scevre da difetti (sopratutto per quanto riguarda la prima storia), ma accomunate da un perverso rapporto con uomini frustrati e feroci. King non è nuovo a cose del genere, (penso a Dolores Claiborne o a Rose Madder) ma in queste pagine raggiunge l'apice del suo femminismo che si protrae da oltre vent'anni.

Vediamo le novelle nel dettaglio:

1922:(Dal risvolto di copertina) Un agricoltore uccide la moglie e la getta in un pozzo. La sua colpa? Voler vendere un lotto di terra ricevuto in eredità. "La terra è affare dell'uomo, non della donna." Siamo in Nebraska nel 1922.
Il racconto più cupo della raccolta e, insieme a: La giusta estensione, l'unico con risvolti paranormali. E' difficile provare simpatia o anche solo empatia per la coppia di agricoltori protagonisti. Wilfred non si fa tanti scrupoli a uccidere la sua stessa moglie pur di averla vinta, mentre Arlette è una donna viscida ed estremamente sgradevole (così tanto da meritarsi la morte?). L'unico personaggio positivo è il figlio della coppia: Henry che, plagiato dal padre, lo aiuta nell'omicidio. E' in lui che riponiamo le nostre speranze, ma le cose non saranno tanto semplici.
Un buon racconto.

MAXICAMIONISTA: (Dal risvolto di copertina) Tess scrive gialli "rassicuranti", popolati da vecchiette che giocano ai detective. Una sera, viene aggredita e stuprata da una misterioso "gigante". Creduta morta e lasciata in un canale di scolo, sopravvive e medita vendetta.
Altro discreto pugno nello stomaco. Qui la maestria di King nel descrivere gli stati d'animo della povera Tess dopo lo stupro è magistrale.Sembra quasi di provare i suoi stessi dolori, la sua stessa angoscia, la sua stessa vergogna e, infine, il suo stesso furore.
Da leggere assolutamente.

LA GIUSTA ESTENSIONE: (Dal risvolto di copertina) Streeter, bancario malato di cancro, incontra il Diavolo nelle fattezze di un venditore ambulante. L'affare che conclude decide la sorte del suo migliore amico, colpevole di avergli rubato la ragazza tanti anni prima.
Questo racconto o lo si odia o lo si ama. A me non ha fatto impazzire; (credo che avrebbe potuto dare molto di più se si fosse dilatato almeno il doppio). Devo però riconoscere che scrivere una storia originale su un patto con il diavolo non è cosa di tutti i giorni, inoltre è interessante scoprire la psicologia del protagonista che, dopo una vita passata come persona fondamentalmente buona, capisce di nascondere dentro di sé un'anima tutt'altro che candida... e che la cosa non gli dispiace poi molto.
Cinismo ai massimi livelli.

UN BEL MATRIMONIO: (Dal risvolto di copertina) Due anni dopo le nozze d'argento, Darcy scopre che suo marito custodisce in garage un segreto. Un fiume di pazzia scorre sotto il prato fiorito del loro matrimonio. Che fare? Tirare avanti come prima o cercare una via d'uscita?
Una novella su un serial killer rigirata al contrario. Secondo me questo è la storia migliore dell'antologia, scritta in maniera superba e con un finale semplice ma estremamente potente. Non sono riuscito a staccare gli occhi dalle pagine del libro fino alla parola fine. Poi avrei voluto ricominciare da capo.
Da non perdere assolutamente.

In conclusione un libro che non entra nella top ten dei romanzi Kinghiani, e potrebbe finire (per un pelo) nel podio delle raccolte di racconti dell'autore del Maine. Però di sicuro non si tratta di tempo perso. Lo consiglio anche ai non fan del Re del brivido. (Gli altri se lo saranno già procurato da tempo).

Dallo stesso autore: La leggenda del vento, Joyland, 22/11/63, Shining, Colorado Kid, Doctor Sleep, L'acchiappasogni

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martedì 11 settembre 2012

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (17) - ACAB

ACAB - All Cops Are Bastards
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Provenienza: Italia/Francia
Regia: Stefano Sollima

La complicata vita, privata e lavorativa, di quattro celerini romani alle prese con una città degradata e squallida, dove la verità e la giustizia non hanno un indirizzo certo.
Tratto dall'omonimo e già meraviglioso libro-inchiesta di Carlo Bonini.

Rabbia, tanta tanta rabbia in questo film di Sollima che descrive una Roma malata e violenta (e purtroppo reale, visto che molte delle vicende narrate provengono da veri fatti di cronaca). Quello che ho già detto per il libro vale anche per il film. 
La giustizia non è di questo mondo e la violenza rappresentata innesca una spirale senza fine dove tutti risultano sconfitti. Poco importa se si tratta di poliziotti, immigrati, fascisti, ultras o chiunque altro... Pedine, sono tutte pedine in una scacchiera più grande di loro e manovrata dalle vera forza del male, quella politica che, più di ogni altro, ha le mani macchiate di sangue e la coscienza uccisa dalla sete di potere.

Il film è uno spettacolo per gli occhi e tutto funziona a meraviglia. Uscito poco prima di DIAZ - Dont clean up this blood, questo ACAB lo supera sotto ogni frangente, sopratutto per quanto riguarda la recitazione (Comunque anche DIAZ è un bel film). Negro, Mazinga e Cobra, interpretati rispettivamente da Nigro, Giallini e Favino sono personaggi estremamente realistici e credibili in questo mondo che sembra ogni giorno più violento e grottesco. Il giovane celerino Adriano (un bravissimo Domenico Diele) riesce a incarnare benissimo la figura del coatto di strada che sotto sotto è rimasto un puro.

Alcune scene sono memorabili: L'iniziazione di Adriano, I delinquenti rumeni costretti dai protagonisti a ripulire il parchetto, la citofonata all'immigrato irregolare, il monologo di Cobra in tribunale, lo sfogo di Nigro davanti al parlamento ("Quando la gente vié qua che ve vole menà per tutti i soldi che je rubate, allora me ce volete qua sotto a paravve er culo!"), il pestaggio dei fasci, il finale (per quanto impossibile nella realtà) entrano nella mente dello spettatore per non uscirne più. Ed è giusto che non escano, la gente deve imparare a capire che nella vita non esiste soltanto il bianco e nero, c'è anche il grigio. Tante sfumature di grigio dove è impossibile capire chi sia dalla parte del bene. Sempre ammesso che il bene esista.

Alla sua uscita, il film incassò poco più di 5 milioni di Euro, rientrando per poco nelle spese. Molto male per quella che ritengo, la più intelligente pellicola drammatica italiana degli ultimi 10 anni.

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domenica 9 settembre 2012

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (16) - THE MIST

THE MIST
Anno: 2007
Genere: Horror/Drammatico
Provenienza: USA
Regia: Frank Darabont

In una cittadina del Maine, un gruppo di persone si barrica in un supermercato per difendersi da mostruose creature che proliferano in una strana nebbia innaturale: il padre di famiglia David Drayton (Thomas Jane) organizza le difese, ma la fanatica religiosa Mrs. Carmody (Marcia Gay Harden) è altrettanto pericolosa degli aggressori.
(Da: Dizionario dei film 2011 Merenghetti).

Darabont ormai c'ha preso gusto a trasformare gli scritti di Stephen King in pellicole (Il miglio verde, Le ali della libertà) ma, mentre le pellicole citate hanno avuto giustamente una gran fortuna al botteghino, questo The mist ha ricevuto un'accoglienza molto meno calorosa.
La colpa è forse da ricercare nel fatto che, quasi in contemporanea, erano usciti già film apocalittici di maggior risalto mediatico: La guerra dei mondi - E venne il giorno - Cloverfield... sono i primi che mi vengono in mente. Tutti comunque inferiori a quest'ultimo. (La guerra dei mondi poi, è stato letteralmente vergognoso).

Di sicuro questo adattamento a un racconto lungo di King, tratto dall'antologia: Scheletri del 1981 non ha colpe specifiche, anzi, lo ritengo uno dei migliori horror post 2000. Non che non abbia punti deboli, in particolare gli effetti speciali in computer grafica non sono affatto... "speciali", però è impossibile non farsi prendere dalla storia ideata dal "Re del brivido" e riadattata con (pochi... a parte il finale) cambiamenti dallo stesso Darabont a livello di sceneggiatura.
Gli attori fanno un ottimo lavoro, in particolare la fanatica religiosa interpretata dalla bravissima Harden che riesce a essere più pericolosa e infida dei tanti mostri fuori dal supermercato. Da un punto di vista psicologico è interessante vedere come una donna da sempre creduta pazza e sbeffeggiata, riesca ad assumere rispetto e potere non appena gli uomini si trovano davanti a un problema che sembra impossibile o insormontabile (farò un esempio un po' ardito... vi ricorda niente la Germania a cavallo tra gli anni '30 e '40?). 
A confrontarsi con lei e i suoi seguaci saranno un manipolo di uomini e donne (partigiani?) che avranno vita molto dura. A peggiorare le cose c'è il fatto che quasi tutto il film si svolge dentro quattro mura, aumentando il disagio e la paura di essere "colpiti nel sonno", sia dai mostri fuori che dai nemici dentro.

Non voglio fare spoilerare alcunché, ma vi assicuro che il finale sarà un vero pugno nello stomaco per molti. Tra l'altro non è il finale che lo stesso King aveva ideato, ma alla fine persino il famoso scrittore del Maine l'ha definito "migliore". (Cosa piuttosto strana, visto che è storica la sua incazzatura nei confronti di Kubrick quando il regista cambiò il finale di Shining). 
Non so se il finale di questo film sia migliore di quello del romanzo (anche se propendo per il sì), di certo è più coraggioso e tetro. Forse è anche questo uno dei motivi del parziale insuccesso della pellicola. La maggioranza del pubblico vuole sentirsi sicuro con i suoi bei film "precotti e digeribili". Raramente premia chi vuole andare un po' più in la e offre una pietanza, sicuramente più saporita, ma che rischia di far passare una nottata a rigirarsi nel letto in preda agli incubi... a meno che non si abbia uno stomaco di ferro.

Che altro dire... Consigliato a chi preferisce l'osteria al McDonalds. ;

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sabato 8 settembre 2012

LA FABBRICA DELLE VESPE - IAIN BANKS

Edito da Meridiano Zero nel 2012 - Storia scritta nel 1984 e pubblicata precedentemente in Italia da: Fanucci Editore (1996), Ugo Guanda Editore (2000), TEA (2001)

A fine agosto non ho pubblicato la mia (ormai) consueta rubrica sui romanzi di giovani scrittori sconosciuti ma promettenti. Questo perché, a volte, se un autore è sconosciuto, ci sono dei giusti motivi. Io comunque non demordo e spero di sfoderare qualche titolo interessante per fine settembre ;). 
A risollevare il mio fiacco agosto letterario, ci ha pensato lo scozzese Iain Banks con il suo romanzo più famoso: La fabbrica delle vespe. 
Ora, io sono andato in Scozia e posso assicurarvi che la popolazione indigena ha un aspetto burbero, quasi arcigno, eppure sono tra le persone più gentili e disponibili che abbia mai conosciuto. (Gente che bada ai fatti, non alle apparenze... il mio tipo di persone preferite). Dico questo perché ogni volta che prendo tra le mani un romanzo proveniente dalla tranquilla e bellissima Scozia, mi ritrovo alle prese con una storia ai limiti, piena di violenza, sangue e una dose così massiccia di umorismo macabro da costringermi a interrompere spesso la lettura.
Non dico per dire, La fabbrica delle vespe non è un romanzo per gente impressionabile (meno che mai per animalisti impressionabili). Il protagonista della storia è Frank Culdhame, diciassettenne che vive con il padre (ex hippie eccentrico e zoppo) in una minuscola isola collegata da un ponte alla terraferma. 
Frank gestisce quella piccola lingua di terra come se fosse il suo impero personale e, proprio come un imperatore, organizza guerre e raid punitivi contro chi tenta di togliergli la leadership del suo regno, in particolare il mare e i conigli (!), la sua vita è scandita da complessi rituali plasmati da una personalissima religione primitiva fatta di simboli e feticci (una pacchia per gli psicologi, non c'è che dire). Frank odia tutto e tutti, a esclusione di Jamie, un nano con cui si ubriaca ogni fine settimana in un pub della terraferma.
Ancora più pazzo di lui è Eric, un maniaco incendiario evaso dal manicomio e ora in fuga per la Scozia, ma con la voglia di tornare anche lui sull'isola.

Nelle poco più di duecento pagine del romanzo troverete di tutto: infanticidi, maltrattamenti, torture, narrate da Frank come se fossero le cose più normali del mondo. Ecco, la cosa che più colpisce de La fabbrica delle vespe non quello che succede, ma come viene raccontato.
Tra l'altro Banks è un ottimo narratore e, se avete un po' di pelo nello stomaco, non potrete non apprezzare la sua penna, semplice ma allo stesso tempo estremamente ricercata.

PS: Finale a sorpresa molto ben riuscito.

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mercoledì 2 maggio 2012

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (11) - BLOODY SUNDAY

BLOODY SUNDAY
Anno: 2002
Genere: Drammatico/Storico
Provenienza: GB/ Irlanda
Regia: Paul Greengrass

STORIA VERA Il film, ripercorre i sanguinosi fatti avvenuti a Derry (Irlanda del nord) il 30 Gennaio 1972, quando un battaglione di paracadutisti dell'esercito inglese uccise quattordici irlandesi cattolici disarmati che manifestavano per i diritti civili. Altre dodici persone rimasero ferite.
Nessun soldato verrà mai punito per la strage.

Amnesty international dice, a proposito dei fatti accaduti nella scuola Diaz durante il G8 di Genova: La più grave soppressione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Non c'è dubbio che quei sanguinosi fatti siano stati di una gravità assoluta, sopratutto per un paese che dovrebbe essere civile. Ma l'irruzione alla Diaz non può vantare il discutibile primato che Amnesty gli conferisce... Prima viene Bloody Sunday. La domenica di sangue del 1972, in cui quattordici irlandesi vennero barbaramente massacrati dall'esercito britannico per la sola colpa di essere cattolici, di essere irlandesi, di vivere in Irlanda del nord e di pretendere i diritti civili.

Il film (diretto dall'inglesissimo Greengrass... è corretto specificarlo), girato in stile documentaristico, si dimostra estremamente ben realizzato. Non si limita a sottolineare la violenza spropositata di quelle assurde ore (cosa che comunque fa molto bene), bensì cerca di sottolineare la lotta di Ivan Cooper (uno straordinario James Nesbitt) attivista per i diritti civili nonché uno dei principali organizzatori della manifestazione. Grande risalto viene dato anche agli organi militari che, da spettatori passivi dell'evento, diventano gli spietati carnefici nelle concitate scene di guerra e infine di insabbiatori della verità.
Estremamente toccanti sono le scene dell'ospedale, dove vengono contati i morti e si capisce per la prima volta la gravità di quello che è successo.
Da applausi è infine la scena della conferenza stampa, dove un eccezionale Nesbitt parla indirettamente alla regina e a tutti i suoi sudditi, dicendo una grande verità: in quel giorno del 1972, l'IRA (un'organizzazione terroristica, ai tempi ancora non molto diffusa)  ebbe la sua più grande vittoria. Non ci fu cattolico irlandese che non desiderò di entrare tra le sue fila, tanto che quest'ultima fece fatica ad assorbire tutti i volontari, rispolverando il vecchio ma attuale motto: violenza chiama violenza.

Molti altre morti succedettero alla Bloody sunday, tante morti irlandesi e tante altre inglesi. E tutto questo per cosa? Perché appunto violenza chiama violenza.

Questo magnifico film passò nel più completo disinteresse da parte delle sale cinematografiche italiane. Io vi consiglio di guardarlo, e di pensare... pensare... e ancora pensare.



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martedì 3 aprile 2012

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (10) - 127 ORE

127 ORE
Anno - 2010
Genere - Drammatico/Biografico
Provenienza - USA/GB
Regia - Danny Boyle

TRATTO DA UNA STORIA VERA: Aron Ralston è un alpinista americano che, in un incidente nelle montagne del deserto dello Utah, rimane con un braccio bloccato sotto a un masso. Passano le ore, poi i giorni mentre le scorte di cibo e acqua si assottigliano e con esse le speranze di essere salvato in tempo. 

Ok, questo non è esattamente uno di quei film sottovalutati o semisconosciuti di cui parlo di solito (sei nomination all'Oscar non sono uno scherzo), ma è un grande film e su questo non ci piove. A mio avviso rientra agevolmente nella top ten dei migliori film del primo decennio di questo nuovo millennio.
La vecchia storia dell'uomo contro la natura selvaggia e crudele è stata già toccata innumerevoli volte dal cinema (pensate a "Cast Away"). Il discorso non cambia se si tratta di storie basate su fatti realmente accaduti ("Alive - Sopravvissuti") ma mai si sono toccate delle vette artistiche ed emozionali così elevate.
Una menzione speciale la merita l'attore James Franco (Spiderman - Milk) che ha l'improbo il compito di reggere tutto il film sulle sue spalle. Compito eseguito alla grande. Ma è il regista Danny Boyle (Trainstopping - 28 giorni dopo) a farla da padrone.
Se Franco riesce a dare una credibilità stupefacente allo sventurato Ralston, Boyle mostra, senza risparmiarsi, immagini oniriche e weird che contribuiscono a catturare lo spettatore dandogli la sensazione di trovarsi lì, in quella stretta e paurosa fenditura nella roccia, affamato, assetato e sopratutto disperato.
Molto toccanti (a volte cinicamente simpatiche) sono le scene che Franco/Ralston riprende con la sua piccola videocamera: "Quando troverete il mio corpo, tenetevi pure la videocamera se vi piace, ma mandate il video ai miei genitori. Ve ne sarei davvero grato." Originale e degna di Boyle (lo dico come complimento) la scena dove il protagonista, ormai sicuro di morire, valuta se sia giusto o no masturbarsi in quelle circostanze.

La famosa scena finale merita un discorso a parte.
In questo caso mi trovo un po' in difficoltà a parlarne per paura di spoiler (Io sapevo benissimo cosa sarebbe successo, ma non vorrei rovinarvi la visione). Mi limiterò a dire che è davvero intensa e provoca un dolore (psicologico, ma non solo) che raramente mi è capitato di provare guardando un film. Probabilmente la sensazione è accresciuta dal fatto che si tratta di un film tratto da una storia vera.
In ogni caso, ai soggetti più sensibili ricordo che, durante alcune proiezioni al cinema, ci sono stati casi di svenimenti in sala e addirittura un attacco epilettico.

Concludo dicendo semplicemente che è un film che vi colpisce al cuore. Lo consiglio senza mezzi termini.

TRAILER

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domenica 11 marzo 2012

TELEFILM CONSIGLIATI

Ecco a voi una rapida carrellata di telefilm (degli ultimi anni... sennò a elencarli tutti facciamo notte) di vario genere, di cui consiglio caldamente la visione:

THE SHIELD (Poliziesco - 7 stagioni - concluso) Le vicende di una squadra speciale della polizia di Los Angeles in perenne equilibrio tra la legalità e l'illegalità. Forse il telefilm poliziesco più bello mai girato. Riesce nella difficilissima impresa di attirare l'attenzione dello spettatore per tutte le sette serie senza dargli un attimo di tregua. Se amate questo genere, amerete "The shield".

DEXTER (Poliziesco/Thriller - 6 stagioni - in corso)Protagonista è Dexter Morgan; di giorno ematologo della polizia di Miami, di notte serial killer di altri serial killer. Una serie partita bene che già dalla seconda stagione ha mostrato un po' di stanchezza. Io consiglio assolutamente la prima serie (una delle più belle che mi sia mai capitato di vedere), per le altre, fate voi.

OZ (Drammatico - 6 stagioni - concluso) Un telefilm non per tutti. Ambientato in un carcere duro e terribile, le vicende di diversi criminali alle prese con violenza, stupri, omicidi o semplicemente con la voglia di sopravvivere. Consiglio caldamente le prime tre stagioni, poi la serie esagera fino a diventare la parodia di sé stessa. (PS: Se siete molto impressionabili, o guardate la TV con i bambini al vostro fianco evitate questo telefilm... alcune immagini sono relativamente pesanti e ci sono molti nudi: sia maschili che femminili).

BORIS (Commedia - 3 stagioni - concluso) Odiate le troppe orribili fiction italiane? Amerete alla follia Boris che, di quelle fiction è la parodia (si farebbe prima a dire che Boris è la parodia di questa Italia allo sbando). Tre stagioni da vedere senza se e senza ma. Per ridere e pensare.

THE WALKING DEAD (Horror - 3 stagioni - in corso) La prima stagione mi aveva colpito ed emozionato, la seconda molto meno, staremo a vedere con la terza in produzione. Per chi ama l'horror (ma senza esagerare), in particolare gli zombie.

X FILES (Fantascienza - 9 stagioni -concluso) Un telefilm che ha fatto storia. Non mi spreco in chiacchiere. Guardatelo e basta. (Per lo meno le prime 4 - 5 stagioni).

SCRUBS (Commedia - 9 stagioni - concluso) Le vicende di tre giovani dottori che entrano nel mondo della medicina americana. Simpatico e scorrevole, Scrubs è come le ciliege: un episodio tira l'altro.

MY NAME IS EARL (Commedia - 4 stagioni - concluso) Altra serie davvero simpatica (e originale) stoppata di netto alla quarta stagione, quindi non completa. Questo è un vero peccato.

SONS OF ANARCHY (Crime - 4 stagioni - in corso)Le vicende di una banda di motociclisti californiani vecchia scuola che fa soldi contrabbandando armi. Una delle migliori serie degli ultimi anni. Scritta e recitata da Dio.

DR HOUSE (medical drama - 8 stagioni - concluso) Un altro telefilm che ormai è diventato leggenda, con un protagonista che calsa il ruolo alla perfezione. Le prime due serie sono eccezionali, poi si peggiora sempre di più.

Questi sono per ora i miei consigli per voi. A breve ne arriveranno altri.


venerdì 13 gennaio 2012

LA 19° MOGLIE - DAVID EBERSHOFF

Edito da: Giunti nel 2011

Davvero un bel libro, questo di David Ebershoff, autore affermato e editor di Pasadina. 
Una crime story ambientata nel mondo dei mormoni, un mondo praticamente sconosciuto qui da noi, che punta il dito con insistenza sul costume forse più chiacchierato della setta: la poligamia.
Definire questo romanzo, una crime story è comunque limitativo. Sono presenti infatti due storie nelle oltre 700 pagine del libro (un discreto mattone quindi, comunque molto scorrevole nella lettura), La prima è ambientata ai nostri giorni: In una setta di mormoni fondamentalisti (gli unici che ancora praticano il matrimonio poligamico) viene commesso un omicidio. Un uomo molto influente nella sua comunità viene ucciso a casa con un colpo di fucile. Subito viene arrestata una delle sue mogli, BeckyLyn. Le prove contro la donna sembrano schiaccianti, ma Jordan, il figlio omosessuale della donna, cacciato anni prima dalla setta, è convinto dell'innocenza della madre per la quale, dopo tanti anni di lontananza forzata, prova una sorta di odio/amore.
La seconda storia invece, è ambientata prevalentemente nella seconda metà del 1800 e vede protagonista Ann Eliza Young, personaggio realmente esistito e grande fautrice della lotta contro la poligamia. Fu proprio la Young a pubblicare nel 1876 il libro autobiografico: "La 19° moglie". Libro che, Ebershoff, ripropone nel suo romanzo, modificando leggermente il testo per adattarlo alla trama generale.
Le due storie si alternano continuamente e, con lo scorrere delle pagine, si allacciano sempre di più l'una con  l'altra, fino a quando tutte le tessere del mosaico vanno al loro posto rivelando un finale sconcertante ma, bisogna dirlo, leggermente deludente rispetto al resto del libro. Si ha quasi l'impressione che l'autore abbia avuto fretta di concludere la storia troncando un finale che sarebbe potuto (dovuto) essere più esaltante.
Dopo tante pagine scritte, non avrebbe guastato qualche riga in più insomma.
In ogni caso consiglio questo libro che vi affascinerà nella narrazione (l'ho detto e lo ripeto, raramente ho incontrato un testo che scorre così bene) e vi farà conoscere un mondo, quello dei mormoni, che in Europa è quasi totalmente sconosciuto.
Litografia di Ann Eliza Young
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martedì 13 dicembre 2011

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (2) - WHORE

WHORE: 
Anno - 1991  
Genere - Drammatico 
Provenienza - USA 
Regia - Ken Russel

Questo "whore" (puttana) è uno di quei tanti film che si scoprono per caso quando si è impegnati a cercare recensioni interessanti su internet. Non escludo che ebbe, alla sua uscita, una qualche visibilità, sopratutto visto il cast di discreto livello: Theresa Russel (Gli ultimi fuochi, Spiderman 3), Antonio Fargas (Foxy Brown, Shaft il detective), ma, per uno spettatore nato alla fine degli anni 80 come me, questo era un titolo completamente sconosciuto.
Cosa posso dire del film? Beh... prima di tutto, che è nato come risposta al sopravvalutatissimo "Pretty woman". Qui non c'è il principe azzurro a salvare la povera ragazza finita in strada, dovrà essere lei a salvare sé stessa dai suoi guai e dai suoi problemi. La magistrale Russel (prostituta e protagonista assoluta del film) si rivolge spesso allo spettatore, infrangendo la quarta parete e raccontando la sua triste vita (fatta spesso di uomini alcolizzati e violenti, ma anche di qualche simpatico cliente, di sesso a pagamento e di un figlio che non vede da molto tempo), tutto questo in modo drammatico, ma spesso anche ironico, in ogni caso mai noioso. E' una donna stanca quella che ci parla, una donna che tenta di sfuggire dai soprusi di Blake (Benjamin Mouton), il suo protettore e che, per farlo, può contare solo sulle sue forze e su quelle dell'eccentrico Rasta (Fargas), una sorta di barbone/artista di strada che appare nei momenti più impensabili dando vita a scene colorite e brillanti. Sullo sfondo si vede una Los Angeles cupa e deprimente, popolata da assurdi personaggi che, il regista, fa interagire in maniera più o meno marcata con la protagonista, francamente in modo sublime. Insomma, tra continui flash back e colpi di scena, il film scivola via che è un piacere (anche se sono presenti dei momenti un po' forti per gli spettatori più impressionabili).
Se la mielosità di Pretty woman vi ripugna, con questa pellicola troverete pane per i vostri denti, sennò tornate pure a sognare il vostro principe azzurro e scusatemi per il tempo che vi ho fatto perdere.
PS Non so se esista il DVD in italiano, però (sempre in italiano) esiste in streaming e si trova abbastanza facilmente, persino la qualità è sopra la media dello streaming. Purtroppo non ho trovato il trailer nella nostra lingua, per cui beccatevelo in inglese. 
PPS Il DVD in italiano esiste. L'ho comprato proprio ieri (15 gennaio) alla cifra di 3 euro. Più sottovalutato di così...

Film precedente: Hard candy. Film seguente: Fido ALTRI FILM RECENSITI: CLICCARE QUI