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lunedì 17 febbraio 2014

DOCTOR SLEEP - STEPHEN KING

Pubblicato da Sperling&Kupfer nel 2014

Dal risvolto di copertina: Perseguitato dalle visioni provocate dallo shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai fantasmi dei vecchi ospiti dell' Overlook Hotel dove ha trascorso un terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un'eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione.
Oggi finalmente è riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro nell'ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli anziani pazienti l'indispensabile conforto finale. Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro, Torrance diventa Doctor Sleep, il Dottor Sonno.
Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, la luccicanza più abbaiante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina. Sulle superstrade d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining. Uno scontro epico tra il bene e il male, una storia agghiacciante e meravigliosa, un ritorno al fantastico e all'horror dei primi lavori di King. Doctor Sleep inquieta e fa paura, ma sopratutto commuove ed emoziona.

Atteso sequel del famosissimo Shinig, scritto nel lontano 1977 e portato sul grande schermo da Kubrick nel 1980. Questo "Doctor Sleep" mostra certamente un King più maturo e consapevole dei propri mezzi (e ci mancherebbe... 37 anni e decine di romanzi non sono passati invano), ma anche con uno stile meno energico e che difficilmente riesce a prendere il lettore come dovrebbe.
Le vicende di Dan Torrance ormai cresciuto e in lotta per uscire dall'alcolismo "ereditato dal padre" risultano a tratti troppo stucchevoli e "l'epico scontro tra il bene e il male" proposto nel risvolto di copertina, non esce dal solito seminato kinghiano, con il protagonista attorniato da pochi buoni (come sempre ragazzini e anziani... e adulti impotenti a fare da contorno) in lotta contro i malvagi. Malvagi che si finisce col compatire più che con l'odiare. Dopotutto i loro crimini orrendi sono dettati dalla sopravvivenza più che dalla crudeltà e non sono peggiori di quelli di un leone che uccide una gazzella per poter sfangarla un altro giorno nella selvaggia savana.
Diverso il discorso per quanto riguarda il potere di Dan che da il titolo al libro. Riuscitissime e molto commoventi le scene dell'ospizio, dove si evince una rispettosa paura di King (classe 1947) per una morte che forse inizia a sentire non poi così lontana (ricordo inoltre che lo scrittore del Maine rischiò di morire investito nel 1999. Cosa che, parole sue, ha cambiato per sempre il suo concetto di morte). In ogni caso le pagine che vedono il "dottor" Torrence intento ad attenuare paure e dolori degli anziani morenti grazie allo shine e a un placido gattone seduto ai piedi del letto (il personaggio migliore, secondo me), sono le uniche davvero riuscite e valgono il prezzo di copertina.

In definitiva "Doctor Sleep" è un discreto libro, ma non certo un capolavoro. Irrinunciabile la lettura se siete fan del Re del brivido. Gli altri optino per il sempre-verde "Shining".

Dallo stesso autore: Colorado KidJoylandShiningLa leggenda del ventoNotte buia, niente stelle22/11/63L'acchiappasogni

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venerdì 14 febbraio 2014

RICORDI DI UNA SERA DI TANTO TEMPO FA

Non sono mai stato un grande fan degli Skiantos. Non che non mi piacessero, soltanto non li ho mai ascoltati con la dovuta attenzione. Di sicuro non con l'attenzione che meritavano.
Di loro ricordo soltanto una notte in Germania di qualche anno fa. Ero in gita con la scuola e io e un mio amico restammo svegli ore a sentire i tuoi pezzi. Oggi non saprei dire perché.
Dopo le superiori persi di vista il mio amico, dopotutto abitiamo in paesi diversi e frequentiamo giri diametralmente opposti. Poi, mercoledì 12 Febbraio, ci siamo ribeccati quasi per caso e abbiamo cominciato a chiacchierare dei bei tempi andati, tra cui quella serata di quasi dieci anni fa e della tua musica, a cui non pensavo da allora.
Tornando a casa, relativamente ubriaco e gonfio di nostalgia, ho trovato il tempo di farmi un giro in rete (la vera droga di questi tempi) e ho scoperto della morte di Roberto "Freak" Antoni. Ci misi qualche secondo a capire che si trattava di te.
Non voglio fare un requiem o qualche altra cazzata del genere. Non sono mai stato un tuo fan e poi gli interventi lacrimosi mi fanno incazzare.
Però certo che la vita è strana... sembra quasi prenderti perennemente per il culo (e toglierei il "sembra").


venerdì 31 gennaio 2014

L'INVERNO DI FRANKIE MACHINE - DON WISLOW

Scritto nel 2006. Pubblicato da Einaudi nel 2008

Dalla quarta di copertina: A sessant'anni e rotti, quando non è costretto a dedicarsi a uno dei suoi tre lavori - vendere esche dal suo capanno sul molo di San Diego, rifornire di pesce e tovaglie i ristoranti della zona, amministrare alcuni condomini - Frankie Machianno esce ancora a fare surf. Possibilmente all'Ora dei Gentiluomini, quando i giovani rampanti sono andati al lavoro lasciando le onde a chi può permettersi altri orari, cioè ai gentiluomini.
Ormai sono anni che ha cambiato vita. Ma quando un vecchio boss gli si presenta a chiedere un favore, Frankie Machine non può rifiutarglielo. Anche se questo significa ripiombare nel giro. 
Qualcuno dal suo lontano passato lo vuole morto. A pensarci bene la lista dei possibili candidati potrebbe essere lunghissima. Ma Frank ha le ore contate...

Banale, fin troppo scontato e a tratti parecchio confusionario. Questo romanzo di Wislow va a pescare nella già abusata corrente thriller che vede un "vecchio terribile" ormai in pensione che, suo malgrado, viene tirato in mezzo e deve farsi largo accumulando cadaveri fino all'immancabile twist finale. Frank Machianno, ex assassino della mafia italo-americana, preciso e letale come una macchina (da qui il soprannome "Machine"), ma in fondo di buon cuore è un personaggio trito che tenta disperatamente di accattivarsi la simpatia del lettore o almeno la sua empatia. Vedendo molte recensioni positive, credo che sia riuscito nel suo scopo, ma non ne capisco il motivo. "L'inverno di Frankie Machine" è divertente da leggere (malgrado la scontatezza e l'incoerenza di alcuni episodi), ma non è un buon romanzo. I personaggi secondari, oltre a essere stereotipati come il protagonista, sono descritti davvero male (cosa che mi ha molto sorpreso, visto che negli altri romanzi di Wislow questo non accade) e il finale è davvero pessimo sotto ogni punto di vista (ma questo è un viziaccio al quale lo scrittore americano ci aveva già abituati).
In definitiva, se siete fan di Wislow, leggervi questo romanzetto non vi farà male. Se volete leggere una sola opera di questo autore, vi consiglio di concentrarvi sul bellissimo: "Il potere del cane"... e di fermarvi a quello.

Dallo stesso autore: Il potere del caneI re del mondoLe belve

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martedì 21 gennaio 2014

LE BELVE - DON WISLOW

Pubblicato da Einaudi nel 2011

Dal risvolto di copertina: Ben e Chon sono amici per la pelle: un genio delle economie di scala e un prodigio di forza fisica e addestramento militare.
Diversi, complementari, accomunati dalla stessa filosofia - vivi e lascia vivere - condividono tutto, inclusa Ophelia, la ragazza dei loro sogni. In California hanno creato un piccolo regno coltivando e smerciando un prodotto speciale: la miglior marijuana degli Stati Uniti. Ora, però, la loro remunerativa attività è finita nel mirino dei cartelli messicani. Che hanno un modo tutto loro di comunicare le proprie intenzioni: spedire un video nel quale mostrano la sorte riservata a chiunque non si conformi alla loro volontà.
A Ben e Chon non restano che due alternative: incassare i dividendi e ritirarsi in buon ordine o accettare la sfida in campo aperto e prepararsi a una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale a essere in gioco non sarà solamente la loro impresa commerciale, ma la loro stessa vita.

Ammettiamolo pure; il caro Don Wislow è un furbacchione. Uno di quegli artisti che trova una nicchia perfetta per loro e lì rimangono, senza sognarsi neppure di cercare nuove strade per poter ampliare il loro talento. E vi assicuro che questo scrittore di talento ne ha tanto.
Rimasi affascinato durante la lettura de: "Il potere del cane", uno dei migliori crime-thriller in cui mi sia mai imbattuto, stessa storia per questo "Le belve", dove si vedono per la prima volta in azione il riuscitissimo trio: Ben, Chon e O, protagonisti anche del prequel già recensito in questo blog: "I re del mondo". Il problema è che tutto sembra una minestra riscaldata.
Nulla da ridire da un punto di vista della qualità oggettiva. Il libro è adrenalinico, scritto bene, ricco di colpi di scena e di personaggi riusciti che rimangono in mente al lettore, ma da un autore dal talento indiscusso come Wislow è lecito aspettarsi qualcosa di più della solita guerra tra narcotrafficanti cattivi e americani alti, belli e coraggiosi. Capisco che la guerra della droga che insanguina le strade messicane e del sud degli stati uniti sia un argomento affascinante da affrontare per uno scrittore che trabocca thriller da ogni poro, ma non ci si può fermare a questo.
Consiglio comunque a chi voglia addentrarsi nella scoperta del violento mondo dello scrittore newyorkese d'origine e californiano di adozione, di iniziare con questo libro o con il prequel di questo: "I re del mondo" (o magari con un altro dei suoi lavori più conosciuti: "L'inverno di Frankie Machine" che io non ho ancora letto) e di lasciarsi "Il potere del cane" come ultima grandiosa portata di un ottimo narratore a cui però manca quel pizzico di coraggio per essere davvero grande.

PS: Nel 2012, Oliver Stone ha girato un film dal titolo omonimo tratto proprio da questo libro.

Dallo Stesso autore: Il potere del caneI re del mondoL'inverno di Frankie Machine.

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martedì 14 gennaio 2014

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (32) - L'UOMO CHE VENNE DALLA TERRA

L'UOMO CHE VENNE DALLA TERRA
Anno: 2007
Genere: Drammatico/Fantascienza
Provenienza: USA
Regia: Richard Shenckman

Il professore di storia, John Oldman (David Lee Smith) ha lasciato il lavoro ed è in procinto di partire. Alcuni suoi colleghi decidono di andare a casa sua per una sorta di festa d'addio a sorpresa. Alle continue richieste di spiegazioni sul perché di questo cambio di rotta dopo dieci anni di carriera universitaria, Oldman spiega di essere un uomo di Cro-Magnon che misteriosamente non può né invecchiare né morire e che nella sua millenaria vita ha conosciuto personaggi storici come Hammurabi,Cristoforo Colombo e Vincent Van Gogh . 
Il professor Oldman è un uomo primitivo immortale, un pazzo o solo un fantasioso burlone?

Questo film, girato con un budget da fame, sembra una sorta di rappresentazione teatrale piuttosto che una pellicola cinematografica. Girato quasi interamente in un interno spoglio e oscuro con attori che rimango statici per la maggior parte del tempo, il pericolo "noia" è sempre in agguato, ma non arriva mai. Merito di una sceneggiatura solida e dei dialoghi che rapiscono lo spettatore e lo portano a vivere un viaggio lungo quattordicimila anni.
Non sappiamo se il professore sia davvero un nostro antico antenato diventato immortale per qualche strano scherzo del destino, un pazzo mitomane o soltanto un burlone estremamente fantasioso, ma le sue parole risultano sempre più convincenti e finiamo per credergli. Perfino i suoi amici e colleghi, uomini di scienza e di ragione, tentennano davanti alla sua convinzione. Nel finale il mistero si risolverà (ovviamente non intendo dire in che modo) e quella forse risulterà essere la scena meno riuscita. A volte i film pretendono un finale aperto e la voglia di svelare l'arcano finisce per snaturarli, come in questo caso.
Toccanti e drammatici i ragionamenti inerenti la morte e la religione, sopratutto per il fatto che lo sceneggiatore, Jerome Bixby, ha scritto realmente gran parte di questo film in punto di morte e riesce a elicitare la paura (ma anche la speranza) per quest'ultima in una maniera davvero realistica, a volte quasi brutale.
In conclusione un film toccante, girato con pochi mezzi e con ancor meno soldi. A volte al cinema non si può né si deve chiedere di più. Consigliato.

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martedì 17 dicembre 2013

LO STREGOSCAR 2013


Dopo il successo della scorsa edizione, si ritorna a valutare i vincitori delle tre categorie: Miglior libro pubblicato dalla grande editoria, Miglior libro pubblicato dalla piccola e media editoria, Miglior film.
Ovviamente saranno presi in considerazione solo film e libri recensiti in questo blog in tutto l'arco del 2013 (attenzione, recensiti nel 2013. Non necessariamente pubblicati).
Le regole saranno esattamente come quelle dello scorso anno: Ogni categoria avrà cinque nomination e un solo vincitore. Tutto qui? Sì.

CATEGORIA - MIGLIOR LIBRO PUBBLICATO DALLA GRANDE EDITORIA:

1)DRIVE IN (trilogia) - JOE R. LANSDALE edito da Einaudi
2)I SEGRETI D'ITALIA - CORRADO AUGIAS edito da Rizzoli
3)LA CAVALCATA DEI MORTI - FRED VARGAS edito da Einaudi
4)SHINING - STEPHEN KING edito da Bompiani
5)TRAINSPOTTING - IRVINE WELSH edito da Guanda

AND THE WINNER IS... TRAINSPOTTING

Commovente, irriverente, angosciante, a tratti estremamente divertente. Trainspotting è un pugno nello stomaco, una storia scritta con il cuore (stracolmo di rabbia) e dannatamente "reale".

CATEGORIA: MIGLIOR LIBRO PUBBLICATO DALLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA

1)ANTROPOMETRIA - PAOLO ZARDI edito da Neo.
2)COI BINARI FRA LE NUVOLE - RICCARDO FINELLI edito da Neo.
3)FAME - SERGIO ORICCI edito da I sognatori Factory editoriale
4)IL 18° VAMPIRO - CLAUDIO VERGNANI edito da Gargoyle books
5)QUATTRO SOLI A MOTORE - NICOLA PEZZOLI edito da Neo.

AND THE WINNER IS... QUATTRO SOLI A MOTORE

In questo caso, anche solo la scelta dei cinque candidati è stata ardua, figuratevi quella del vincitore. Un applauso a Nicola Pezzoli, scrittore che meriterebbe di essere il caso letterario dell'anno, applauso alla Neo. che bissa il successo dell'anno scorso e si dimostra una casa editrice eccezionale, e un applauso a tutte quelle piccole e medie case editrici che continuano a sfornare buoni libri nonostante le sempre più crescenti difficoltà.

CATEGORIA: MIGLIOR FILM 

1)BLACK DEATH
2)GRINDHOUSE - A PROVA DI MORTE
3)LA PARTE DEGLI ANGELI
4)QUELLA CASA NEL BOSCO
5)LE STREGHE DI SALEM

AND THE WINNER IS... BLACK DEATH

Film tedesco misconosciuto e ingiustamente snobbato da critica e pubblico. Un piccolo capolavoro lontanissimo dal gusto hollywoodiano e dal concetto di "Happy ending". Da guardare e da comprare.

ALBO D'ORO:

MIGLIOR LIBRO GRANDE EDITORIA
- Il potere del cane (2012)
-Trainspotting (2013)

MIGLIOR LIBRO PICCOLA  MEDIA EDITORIA
- Gobbi come i Pirenei (2012)
- Quattro soli a motore (2013)

MIGLIOR FILM
- Hard candy (2012)
- Black death (2013)

domenica 1 dicembre 2013

GRANDI FILM SOTTOVALUTATI (31) - OLD BOY

OLD BOY
Anno: 2003
Genere: Drammatico/Thriller
Provenienza: Corea del sud
Regia: Park Chan-wook

Nel 1988, Oh Dae-su viene rapito e tenuto prigioniero in una cella-albergo, senza sapere perché. Liberato dopo quindici anni, apprende che a organizzare tutto è stato Lee Wo-jin, un suo ex compagno di scuola (Old boy): scoprirà a caro prezzo il motivo della propria reclusione; e nella vendetta verrà coinvolta la giovane Mido, di cui è innamorato.
(da "Il Mereghetti"  Dizionario dei film 2011)

Old boy è il film che lanciato il regista Park Chan-wook in occidente. Seconda parte della trilogia della vendetta (preceduto da "Mr Vendetta" e seguito da "Lady Vendetta") questa pellicola pone lo sguardo su di una Corea infettata da una società spietata e disumana, dove non esiste un vero personaggio positivo. Persino il calvario del protagonista porterà l'uomo a scoprire il lato peggiore di sé e la sua vendetta si risolverà in una situazione insostenibile per tutti, sopratutto per se stesso.
Chan-wook, che si ispira a un omonimo manga giapponese, non ha paura di mostrare una violenza sia mentale che fisica che a volte sconfina nel grottesco. Il cinismo è alle stelle e la visione a volte risulta davvero difficile, sopratutto per i soggetti più emotivi.
In definitiva, regia a volte un pò troppo compiaciuta ma ottima, attori in palla e storia difficile da digerire ma davvero ben architettata.
PS:
Non ero sicuro di parlare di questo film in questa rubrica. Dopotutto il film di Chan-wook è davvero "grande", ma di sicuro non è sottovalutato. A dimostrazione di questo c'è la meritata premiazione al festival di Cannes, impreziosita dalle parole del maestro Quentin Tarantino, che ha definito questa pellicola:"Il film che avrei voluto fare".
Se ne parlo è perché tra poco uscirà l'immancabile remake americano diretto da uno dei registi più sopravvalutati del panorama hollywoodiano: Spike Lee.
Se dovete vedervi un Old boy, fate in modo che sia l'originale, non la copia. Intesi?

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